Il capodanno di Alice
Amedeo Rollo, febbraio 2025

“La notte di San Silvestro… un incubo che si ripete ogni anno. Non capisco perché gli umani debbano fare tutto quel rumore. Quei tuoni improvvisi, quei lampi accecanti… mi fanno tremare dalla punta del naso alla punta della coda. Il mio cuore inizia a battere all’impazzata già al primo scoppio lontano, un presagio di ciò che verrà. Un brivido mi percorre la schiena e sento un nodo stringermi la gola.
Corro a nascondermi sotto il letto, il mio rifugio buio e angusto, sperando che mi protegga da quei tuoni infernali. Ma il rumore mi segue, mi penetra nelle ossa, mi fa vibrare tutto il corpo. I botti diventano sempre più forti, più vicini, è come se il soffitto stesse cadendo a pezzi.
Mi raggomitolo in un angolo, tremando come una foglia. Il mio respiro si fa affannoso, corto, come se avessi corso una maratona. Ansimo, guaisco, ma nessuno sembra sentirmi. Le mie orecchie, così sensibili, sono bombardate da un’ondata di rumori assordanti.
Chiudo gli occhi. Ogni scoppio è un colpo al cuore, un sussulto che mi fa sobbalzare. Sento il mio umano che mi chiama: corro da lui, mi accarezza, ma sono troppo spaventata per reagire.
Vorrei solo che mi prendesse in braccio, che mi stringesse forte, che mi dicesse che tutto andrà bene. Ma anche lui sembra spaventato, anche lui si tappa le orecchie. Mi sento sola, abbandonata in mezzo a questo caos assordante.
Le mie zampe sono irrigidite, i miei muscoli contratti. Sento un dolore sordo alla testa, come se qualcuno mi stesse martellando il cranio. La mia bocca è secca, la mia lingua pesante.
Vorrei solo scappare via, correre più lontano possibile, ma non so dove andare. Il rumore mi segue ovunque, mi intrappola in una morsa di terrore.
Spero che questa notte finisca presto, che il sole sorga e porti via questi demoni rumorosi. Vorrei poter uscire di nuovo a giocare nel prato del parco, senza la paura dei botti. Ma so che dovrò aspettare, so che dovrò sopportare questa agonia ancora per ore. E quando finalmente il silenzio tornerà, sarò così esausta, così traumatizzata, che avrò bisogno di giorni per riprendermi.
Spero solo che l’anno prossimo gli umani si ricordino di me, della mia paura, e che decidano di festeggiare in modo più tranquillo. Magari con una bella passeggiata nel parco, o con una montagna di biscottini. Sarebbe un Capodanno perfetto per me e… credo anche per loro.”
Alice
Immagine di freepik</a>