Tifosi

Giuseppe Pugliese, marzo 2025

Il mescolio delle carte si interrompe quasi di botto.

Sullo schermo 80 pollici del circolo sono apparse le prime immagini della partita ormai imminente. Partono le ultime ordinazioni. Poi tutto si bloccherà come sempre sino alla fine del primo tempo. Sono regole non scritte, ma ampiamente condivise dai partecipanti e non si fanno eccezioni.

Il locale si trasforma in un corpo unico che ondeggia geme e gioisce senza soluzione di continuità. Parolacce e bestemmie sono ahimè all’ordine del giorno ma, di tanto in tanto, qualche bella battuta rischiara l’ambiente. Certo in qualche circostanza si ride amaro, tuttavia, in generale, anche una sconfitta immeritata si digerisce meglio insieme.

E quando sei sotto il tempo vola mentre quando vinci sembra non passare mai.

Poi al termine ci sono abbracci e cori e applausi o sedie e porte sbattute malamente a seconda del risultato finale. Mentre in caso di pareggio la situazione è instabile a seconda che lo si ritenga un punto guadagnato o in fondo perso.

E sono discussioni animate quelle che seguono ad ogni partita, pagamenti di scommesse  più o meno lecite. E  liquidi che riprendono a scorrere nelle gole riarse per il tifare a piena voce mai contenuto.

Le sciarpe delle partite più importanti tappezzano le pareti di tutto il locale ed è un vanto poterne appendere di nuove. Riti scaramantici e portafortuna di varia natura passano da padre in figlio in momenti di condivisione ogni volta unici.

La comunanza calcistica supera ogni contrasto e mette fianco a fianco le idee più diverse di individui che fuori di qui neppure si saluterebbero se si incontrassero, anzi…

E’ una vita che tifo e, forse, ma solo forse, potrei anche far credere a qualcuno che ora mi interesso meno al calcio. Che non vado in ansia prima di ogni partita, che dormo bene la notte anche dopo una sonora sconfitta. Ma quando mai?

Ancora adesso posso solo far finta di non conoscere tutti i risultati della giornata di campionato o il calendario delle prossime partite a memoria.

Siamo tifosi e orgogliosi della nostra squadra comunque vada, e gli unici a poterla criticare siamo noi che la sosteniamo, che ne soffriamo e gioiamo come da innamorati. 

Che ricordiamo di continuo le partite più gloriose e quelle infauste, i campioni che sono passati da noi e pure i brocchi, quelli veri.

E non è che non ci rendiamo conti di essere eccessivi, pure un po’ stupidi talvolta, ma la nostra passione e la nostra fede non si intaccano, restano sempre vive, e se di tanto in tanto sembrano appassire sappiate che non è vero: c’è sempre fuoco che brucia sotto la cenere.

Immagine di freepik</a>

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