La casina
Giuseppe Pugliese, marzo 2025

C’era una casina in quella radura.
Così piccola che solo i bimbi più piccini potevano entrarvi. Se più alti di una ottantina di centimetri avevano difficoltà a starvi ritti all’ interno.
Per sbirciare fuori dovevano inginocchiarsi davanti all’unica finestrella esistente. E lo facevano tutti insistentemente perché dentro… dentro l’atmosfera era strana.
Vista dal di fuori aveva una aria da fiaba, poteva sembrare un bel rifugio per elfi o gnomi, ma all’interno erano incise strane scritte, vi erano disegnate troppe lune e poche stelle. Che non incantavano, bensì stordivano i sensi. Ammaliavano senza che i piccoli ne comprendessero il perché. Vi entravano entusiasti e spesso ne uscivano di corsa, piangenti. Alcuni tossivano forte. Altri rivelavano improvvisamente tutta la loro irritabilità.
I grandi invece pensavano fossero solo capricci. Dovuti probabilmente ad un senso di claustrofobia.
Forse era solo colpa del cattivo odore sprigionato da qualche malerba insinuatasi e maceratasi al suo interno. Forse il vento vi insinuava sussurri e lamenti, suoni malevoli da percepire.
Forse.
Ma non era un bel posto per portarci un bimbo.
Almeno se volevi rimanesse, ancora a lungo, tale.
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