La strada verso casa
Caterina Traina, marzo 2025

Il sole stava tramontando sulla campagna verdeggiante e il contadino rientrava a casa dai campi percorrendo il sentiero vicino alla staccionata. Si sentiva soddisfatto del lavoro svolto. Si fermò un po’ per ammirare il tramonto e fumare la pipa. A casa non poteva farlo perché sua moglie era infastidita dal fumo (voleva godersi quel momento di relax prima di sentire i rimproveri di sua moglie).
Tornare a casa lo faceva star male; preferiva stare nei campi a coltivare patate e ortaggi, amava il suo lavoro e non desiderava altro. Adorava quei tramonti e quei momenti da solo, in cui poteva riflettere.
La mattina si alzava al canto del gallo e dopo una rapida colazione e un frettoloso saluto alla moglie, una donna grossolana e poco gentile, prendeva gli arnesi da lavoro, metteva il cappello in testa e usciva di fretta. Si avviava fischiettando per quel sentiero finché non giungeva al campo e non gli importava della fatica, ma dei risultati che avrebbe ottenuto. Spesso andava al mercato a vendere i prodotti della sua terra.
Verso mezzogiorno si riposava sotto un albero, ammirando il cielo. Quando gli veniva fame, mangiava il pranzo preparato dalla moglie: di solito una frittata di cipolle, un pezzo di pane e un po’ di vino. A fargli compagnia c’era sempre il suo cane, che lo seguiva ovunque.
Mentre lavorava nei campi non pensava ai problemi con la moglie. Non facevano altro che litigare per i pochi soldi che entravano in casa e lei si sentiva insoddisfatta di quella vita misera. Ma al contadino piaceva la vita semplice della campagna e non l’avrebbe cambiata per nulla al mondo.
Quando tornava a casa, la moglie lo accoglieva freddamente e gli sbatteva in faccia tutto il suo malcontento. Lui si sedeva sulla poltrona e prendeva il suo giornale per non sentirla brontolare. Vedendolo così indifferente, lei se ne andava rabbiosa a fare altre cose.
Il contadino non vedeva l’ora che fosse l’indomani per ricominciare una nuova giornata di lavoro.
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