Tassidermia
Luca Vitali, marzo 2025

Da qualche notte Victor si sveglia in un bagno di sudore, il respiro corto e la bocca secca. Sogna il pipistrello.
Non quello reale, quello morto che gli ha portato il vecchio straniero e su cui sta lavorando da tre giorni. No, il pipistrello del sogno ha qualcosa di diverso, qualcosa di sbagliato, di pauroso.
Lo vede svolazzare cupo nella bottega, il muso ricucito che si torce in un ghigno, le ali tese su ossa affilate come artigli di un demone. Nel sogno il pipistrello gli parla, un sussurro spezzato che si insinua nel suo cervello come un parassita.
Ma questa notte il sogno è cambiato. Il pipistrello non è più sul tavolo del laboratorio, è un’ombra inquieta accanto al suo letto e i suoi denti, aghi d’avorio, sono pronti a lacerare la pelle con un morso invisibile.
Victor si sveglia tremando e va in bottega a controllare. Tra i dentini del pipistrello trova del sangue che non aveva mai notato prima.
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